the drunken duck

Non è solo un pub, ma molto di più: un progetto di ricerca continua sulle birre e sul cibo, un insieme di gusti sani e artigianali, uno sguardo sul territorio, un viaggio che diventa avventura.

LE PIU' MEGLIO BIRRE, DAL 2003

Il The Drunken Duck nasce nel maggio del 2003 grazie allo smisurato fermento ideale di due giovanissimi fratelli, Vanni e Mauro, e alla coraggiosa e generosa approvazione dei genitori Giancarla e Federico.

Il piano era di creare un centro di gravità birraio nella provincia vicentina, una bussola per i giovani della zona alla ricerca del prodotto di qualità a qualche passo da casa.

La sfida era di puntare tutto sulla cultura brassicola, in un territorio tradizionalmente incline alle passioni viticole.

Dopo qualche anno di rodaggio, la costante propensione alla ricerca del prodotto di nicchia e la scelta del kilometro zero per la propria cucina, viene premiata la scommessa del Papero, diventato un punto di riferimento del panorama birraio nazionale.

THE DRUNKEN DUCK
THE DRUNKEN DUCK BIRROTECA
DISTRIBUZIONE
IL REFETTORIO BIRRAIO

PROGETTO MANGIARE SANO

Secondo la nostra prospettiva, l’idea del mangiare sano è strettamente correlata alla filosofia del kilometro zero e all’agricoltura naturale.

Nei nostri piatti c’è il nostro territorio perché crediamo nel rapporto di fiducia con il produttore, contro l’affarismo del mercato agricolo, contro la standardizzazione del prodotto e contro la rincorsa al deprezzamento, che provoca inevitabilmente lo sfruttamento del lavoratore e danni incommensurabili all’agricoltura stessa.

Per questo motivo nel nostro locale troverete solo prodotti freschi, sani, stagionali e le migliori carni allevate da produttori selezionati della zona.

LA LEGGENDA DEL PAPERO

Correva l’anno 2003, l’inverno era nel pieno delle sue forze e una coltre di nebbia tediava l’umido paesaggio della provincia vicentina.

Due fratelli, incoraggiati da uno smisurato fermento ideale, vollero aprire una taverna per alleviare le serate degli annoiati fanciulli del contado. Un caldo e luminoso ritrovo, dove la socialità sarebbe esplosa come i colori del quadro più bello.

-La migliore birreria di sempre!- sognavano guardando il mondo. Vanni e Mauro non disponevano dei denari necessari per affrontare l’impresa, e dopo qualche vano tentativo di racimolar la somma, decisero di affidarsi alla volontà del signorotto della campagna per un prestito.

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LA LEGGENDA DEL PAPERO

Correva l’anno 2003, l’inverno era nel pieno delle sue forze e una coltre di nebbia tediava l’umido paesaggio della provincia vicentina.

Due fratelli, incoraggiati da uno smisurato fermento ideale, vollero aprire una taverna per alleviare le serate degli annoiati fanciulli del contado. Un caldo e luminoso ritrovo, dove la socialità sarebbe esplosa come i colori del quadro più bello.

-La migliore birreria di sempre!- sognavano guardando il mondo. Vanni e Mauro non disponevano dei denari necessari per affrontare l’impresa, e dopo qualche vano tentativo di racimolar la somma, decisero di affidarsi alla volontà del signorotto della campagna per un prestito.

Una sciocchezza per il potente possidente, che tuttavia non aveva nessuna intenzione di agevolare il mutuo. Sior Federico volle ad ogni modo divertirsi con i due fratelli prima di rifiutar loro l’agognata richiesta.

-Vi concederò quel che desiderate se riuscirete a portarmi il maledetto Papero!- tuonò imperante.
Subito l’impresa parve ai due delle più incerte, il leggendario Papero, simbolo di libertà, che nessuno osava e poteva catturare: -Ma Sior Federico, la leggenda racconta che nessuno sia mai riuscito neppure ad avvicinarsi al….-. 
-…Silenzio!-. Interruppe impetuoso. – Queste sono le condizioni, la decisione è stata presa-.
La faccia sconsolata dei fratelli riempì il petto al Sior Federico conscio dell’impossibilità dell’impresa. Senza un saluto, volteggiò il mantello girandosi di spalle, sbattendo vigorosamente il portone del palazzo.

Un senso d’impotenza soffiò tra i ragazzi. –Non abbiamo nessuna possibilità-.

Si raccolsero per qualche giorno, e quando si depositò il volume del primo sconforto, si guardarono e compresero: La miglior virtù li avrebbe accompagnati.
L’inafferrabile Papero stava là fuori, dovevano solo trovare il modo per acciuffarlo.
Tanti i giorni trascorsi nel vano tentativo di avvicinarlo, e tante anche le notti! Meravigliosamente, all’imbrunire, il volatile scompariva, andandosi a nascondere nell’angolo più remoto del sogno. Poi di mattino eccolo lì, splendente nelle sue bianche piume, scrollando via, con un forte sbatacchiare di ali, la rugiada della fredda notte. Fermo e vulnerabile, non fosse che, al primo passo verso, eccolo allontanarsi, e con lui le speranze dei fratelli.

-Forza e corsa non basteranno, qui si deve agir d’astuzia!-.

I giovani iniziarono a osservare le abitudini dell’imprevedibile papero e prenderne nota sul taccuino. Neppure un passo falso: eccola là, poi mangia di qua, poi sguazza più in là. Tutti i giorni nei posti più disparati. E la sera eccolo svanire nel nulla!

Ma un vezzo si ripeteva nel taccuino: Il Papero si abbeverava solo alla miglior fonte.
Venne l’idea: -Prepariamo la più meglio delle birre con quell’acqua pura!-
E così fecero, presero la più buona delle acque per cuocere la cotta più importante.
Passarono i giorni, e tra fermentazione e maturazione venne il sol di maggio, il mese irresistibile per una fresca bevuta.
Il piano era deciso, avvicendare l’acqua rafferma attorno alla fonte con la pozione, il papero la berrà!-.

E fu così, quando il papero tastò la bevanda, non poté non riconoscer la qualità. E quanta ne bevve!
Il Papero ebbro, barcollava sul posto con grande dignità quando i due si avvicinarono per acciuffarlo. E finalmente eccolo lì! Dormiente tra le loro braccia!

Ma una volta a casa, i fratelli accovacciati innanzi alla gabbia, furono colti da un profondo senso di colpa, sotto lo sguardo severo e saggio dal Papero ebbro. 
-Questa è una creatura pura! Non la possiamo consegnare a quel malvagio, qui ci serve una brillante idea!-.

Intanto la voce dell’impresa si era sparsa nel paese. Sior Federico non vedeva l’ora di stringere tra le mani l’odiato Papero e invitò a cena tutti i Signorotti della zona assoldando il miglior cuoco conosciuto per imbandire il volatile.

La grande festa al palazzo fermò il paese intero. Tutti volevano vedere il Papero da vicino. La folla attendeva impaziente innanzi al grande portone e le guardie faticavano a scavare tra la gente il corridoio necessario a far passare le carrozze degli invitati a corte per la grande cena.
Tutti attendevano impazienti la scambio quando giunse un messaggero: -I fratelli verrano al tramonto-.

Come promesso, quando il sole si nascose al di là delle alte cinte, apparvero i ragazzi e la bianca creatura, accovacciata tra le braccia del maggiore. –Chiamate Sior Federico, abbiamo portato lo nostro!-.

Improvvisamente il silenzio cascò tra la folla, la consapevolezza, quel gesto avrebbe cambiato le sorti del villaggio, la fine della leggenda. La libera e selvaggia creatura tra possenti mani della legge terrena.

-Questi ragazzi hanno compiuto una grande impresa! E per questo meritano la ricompensa!- Esordì Sior Federico parlando al villaggio radunato innanzi alla sua proprietà. Poi, gettò il sacchetto di juta pieno di gettoni ai piedi dei ragazzi, senza distogliere lo sguardo dal Papero.

-Ecco la somma, non mi dovete tornare uno scudo! Ora datemi questa dannata bestia!-. L’arrogante signorotto strappò dalle braccia la creatura, stringendola dal collo. Esaltato tra grasse risate, Sior Federico si voltò guardando la folla esclamando: -Ecco il leggendario Papero, metafora d’indipendenza, tra le mie grosse mani. Tutti ora, e qui, siete testimoni della mia volontà-.

Lo sguardo della gente sgranò di colpo, incredulo e sbigottito. –Si, è così, osannate la mia forza!-.
Nessuno sentiva le parole di Sior Federico, il solo a non accorgersi di quel che successe: Il Papero era svanito nel nulla!

Intanto i fratelli, dileguatasi con la ricompensa, capirono che il loro piano aveva colpito nel segno quando in lontananza sentirono esploder la rabbia del Sior Federico.

-Dedichiamo al Papero ebbro la nostra taverna! Che la libertà e l’indipendenza siano per sempre i valori di questo luogo!

La leggenda, ancora oggi, vuole che, quando alle spine del Drunken Duck si serve la più meglio birra, il Papero torni a bazzicare tra campagne che accerchiano la taverna.

 

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